Nati pensanti e per essere liberi di farlo

Nati pensanti e per essere liberi di farlo
Nati pensanti e per essere liberi di pensare

sabato 22 ottobre 2011

Usare bene la propria autonomia, anche in classe - di Mariaserena

La nave di Ulisse


Tutto muta o può mutare, poco o nulla muta senza una evoluzione, un evento, un’azione, una decisione che metta in moto il cambiamento. Ciò che mette in moto una trasformazione dello stato d’origine può essere frutto di un’azione concordata e condivisa da molti oppure da pochi. Nulla si ferma, ma tutti possiamo contribuire a determinare la direzione. Ho ascoltato poche ore fa un giovane ventiseienne mio ex studente: sosteneva che lui e molti suoi amici e contatti si interrelano di frequente sul web e discutono. 
E’ loro convinzione che tutto il sistema in cui viviamo (egoista, classista, ingiusto e potremmo continuare con le definizioni in negativo) cambierà grazie a loro, ai giovani. Gli ho chiesto come e quando accadrà. Mi ha risposto molto tranquillamente che basta attendere che il vecchio potere (e quindi le persone che lo reggono) muoia di morte naturale perché è destinato a finire. Temo che quel giovane si sbagli;  come si può sperare che attendere nell’inerzia, pur consapevole, e rimescolare l’esistente sia utile al nuovo?

La stessa cosa, lo stesso atteggiamento, si può rilevare nel quotidiano dissenso di molti nei confronti di ciò che non funziona.
A questo proposito dobbiamo ammettere che non tutti hanno scelta: oggi il rapporto lavoro è troppo spesso ricattatorio e vessatorio nei confronti della parte più debole.
Ci sono tanti tipi di lavoro e tante categorie di lavoratori. Poche di queste hanno autonomia di azione. Forse pochissime.
Chi insegna sa, tuttavia, che entrare in classe è come
salire su una imbarcazione. Quell’imbarcazione può essere la zattera dipinta da Théodore Géricault oppure una scialuppa, una nave scuola, un sommergibile. Ma è sempre una rappresentazione di una società in cui il maestro, il professore è assimilabile a un pilota che può riflettere sul suo equipaggio, i suoi strumenti e sulla sua meta (il programma), ma poi è in grado di definire, mutare, scegliere la rotta.
Chi insegna sa che, nella scuola pubblica, ha un margine non esiguo di autonomia.
Saper usare bene quel margine di autonomia è una specifica libertà della professione docente.
Non farlo o fare il contrario è un’auto castrazione. E non fa bene a nessuno.

Nessun commento:

Posta un commento