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| Arcobaleno o ponte verso il sole? |
La scuola e gli insegnanti sono ancora necessari? Ed è ancora possibile concepire l’insegnare come si è fatto finora? Con quale stato d’animo le famiglie affidano i loro figli alla scuola?
Da molti anni è evidente, e ne abbiamo spesso parlato, che abbiamo molte altre finestre da cui affacciarci sulla conoscenza, sulla trasmissione del sapere, sulla realtà, sull’informazione. Dubbi ineludibili ci inquietano ogni volta che la scuola ci appare (o forse ci vien presentata come se fosse) inadeguata a rispondere ai bisogni formativi delle nuove generazioni.
Esiste dunque ancora l’insostituibile funzione che giustifichi l’istituzione scuola?
La nostra Costituzione, cita una sola volta la parola scuola affermando, articolo 34, che “La scuola è aperta a tutti”. Semplice ed insieme altissimo concetto, ma come conciliarlo, solo per fare un esempio, con il diffuso compiacimento, espresso, anche a livello istituzionale, per l’aumento del numero dei bocciati?
Ma qui poniamo un’altra questione: i docenti rivendicano, nonostante tutto, in questo periodo, il loro ruolo in nome di una specifica e consapevole attività professionale?
Oppure si lascia che agiscano fattori diversi e che concorrono a spegnere la passione, il senso della missione, l’impegno e si consente che, nonostante alcune alterne e sporadiche scosse alla routine, sia depotenziato il senso stesso della didattica, della pedagogia e che la scuola sia adibita a un luogo fisico qualsiasi che racchiude e intrattiene ragazzi già altrove confezionati e destinati ad altrove essere immessi?
Non si è forse già accettato che il processo educativo confluisca in un processo produttivo schematico che i nostri ragazzi sanno già che non potranno cambiare o modificare?
Un ulteriore dubbio si aggira: quali caratteristiche hanno quelle altre finestre da cui affacciarci sulla conoscenza, sulla trasmissione del sapere, sulla realtà ? Sono alte, ariose, limpide, libere e lasciano che lo sguardo spazi e voli lontano tanto da indurre almeno i provetti o coraggiosi o valenti ingegni a immaginare e progettare gli itinerari verso il domani e il comune bene sociale o non sono che noiose finestre sul cortile dalle quali si guarda solo nella speranza che accada qualcosa di losco o marginalmente clamoroso che stuzzichi l’attenzione e distragga momentaneamente lo sguardo dalla rassicurante-rassegnata quotidianità?
E’ comune affermazione, fin troppo facilmente acquisita al comune sentire, che in passato ci siano state, per le nuove generazioni maggiori opportunità. E’ semplice a dirsi, ma non da dimostrare se si tien conto, ed è necessario farlo, di ipotesi e postulati di medio-lungo periodo e non di sensazioni stizzite ed istantanee.
Bene, parliamone.
Ancor più difficile, invece, è interpretare fino in fondo le evidenze della realtà in cui i giovani, e cercare di evitare i numerosi errori ed orrori del passato per iniziare a costruire un pensiero nuovo e diverso che dedichi ai nostri bambini e adolescenti una prassi e una teoria educativa virtuosa, positiva, libera e viva.
Parliamo anche di questo.
L’obbiettivo è infatti cancellare le macerie di quel che resta, ma per costruire un ponte sul domani.

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