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| Miscuglio colorato |
Certo che sì. Dal dentro il miscuglio colorato delle realtà giovanili o in bianco e nero degli adulti e della dirigenza può attenuare la chiara percezione del reale.
Allora come osservare? Al microscopio o col cannocchiale? In nessuno dei due modi. Ma da media distanza, basta uscire.
Vedere chiaramente non significa documentare punto per punto, ma significa riuscire a individuare la stasi e il movimento, il mutare e l’immobile, la dinamica e le sue cause, gli ingranaggi (quando ci sono) e il loro correlarsi.
Vedere la scuola da fuori significa tener conto dei rapporti tra le sue componenti: ed allora appare chiaro che i protagonisti, ossia i ragazzi e i bambini, hanno poca voce e comunque ne hanno meno degli adulti.
Significa anche
cogliere che chi lavora bene lo fa, troppo spesso, da solo; in compenso i ragazzi e i bambini sanno riconoscere per tale il bravo insegnante, ma ciò non basta a ripianare le difficoltà che egli incontra.
cogliere che chi lavora bene lo fa, troppo spesso, da solo; in compenso i ragazzi e i bambini sanno riconoscere per tale il bravo insegnante, ma ciò non basta a ripianare le difficoltà che egli incontra.
A volte vien da chiedersi se quelle difficoltà siano appesantite più dal solito miur e da chi ne regge le redini o piuttosto dal ripiegamento su se stessi di troppi, compresi insegnanti e genitori che non ce la fanno a restituire a se stessi una più motivata funzione educativa.
Lo so, lo capisco bene: insegnante demotivato è, come quella di genitore rassegnato brutta e spiacevole definizione specialmente se accostata per confronto a quella di insegnante bravo o genitore nonostante tutto.
Ma se non si ha il coraggio di affrontare la distinzione e vi si oppone una resistenza opaca ma pertinace, allora tanto vale non lamentarsi più.
Uscire dalla scuola per vederla meglio serve molto a trovare quel coraggio così necessario a cambiare le cose.
Anche coeducando con le famiglie, quando è possibile. Anche dal basso.

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