Vertigo by Nadagemini
Siamo dentro a una scuola media superiore vera. Chi racconta, Andrea, all'epoca dell'episodio era uno studente del quarto anno. Il suo professore, non ne diciamo il nome, aveva circa 40 più di lui. Insegnante di lungo corso dunque.
"Una compagna incontrata nei corridoi della scuola mi chiese un favore: -Puoi chiamare (__) in classe per favore? Accettai a malincuore, non amo queste cose, ma mi sembrava un po' preoccupata; e siccome non posso immaginare le mille varianti di un rapporto tra amiche dissi di si. Bussai alla porta e timidamente feci capolino. La fortuna non era mai stata dalla mia parte fino a quel momento e in quel caso non si smentì. Dietro quella porta c'era lui, il mio caro professore, caro quanto una mosca per un ragno. -Buongiorno Professore, scusi se disturbo la sua lezione, potrebbe uscire … (metteteci qualsiasi nome vi venga in mente)? Neanche mi guardò, mi fece un gesto con la mano,infastidito. Come se stesse scacciando una mosca. Continuò a spiegare. Basito guardai la classe che, vittima della sua prepotenza, seguiva. Sbattei la porta imprecando e apostrofandolo in un modo poco consono al galateo e al senso civico, mi allontanai. La porta della classe si aprì di botto e da vero Clint Eastwood dei poveri mi chiamò intimandomi di fermarmi. Lo feci. Ero di spalle e sorridevo. Tornai indietro investito da quell'adrenalina negativa, che non ti fa ragionare. Lo affrontai a muso duro faccia a faccia e sibilai.
-Mi dica professore, quale è il problema?- Il resto venne da sé. Nessun uomo che ha un minimo di potere e ne fa abuso,riesce a contrastare una ribellione. Lui da vero eroe, attese la fine dell'anno e me la fece pagare. Con gli interessi. Bocciato. Come detto prima,l'avessi saputo, lo avrei steso, almeno avrebbe avuto un buon motivo e io mi sarei assunto le mie responsabilità, da uomo quale ero, sicuramente più uomo di lui." Andrea
Il dialogo educativo ha funzionato? A quanto pare no. Altre domande? Una considerazione sì: a distanza di anni questo episodio è ancora vivo e bruciante nella memoria del ragazzo. E ci sarà un motivo. Il testo è autentico, non è stato in nessun modo ritoccato. Questo intendiamo per SCHOLA SATURA. |
Ci sono delle situazioni in cui ti rendi conto che hai perso l'occasione giusta per dialogare "alla pari", come si fa tra membri appartenenti ad uno stesso gruppo che sperimenta il rispetto reciproco. La visione gerarchica dei rapporti, porta a considerare che chi sta più in alto deve necessariamente ricevere il rispetto da chi sta più in basso. Io sono il docente e mi devi rispettare. Se non lo farai, io non lo farò. Prima occasione persa. La vendetta del coltello dalla parte del manico. Seconda occasione persa.
RispondiEliminaI ragazzi non sono dei santi ed hanno bisogno che qualcuno gli faccia capire come lo si diventa. Ma la percezione dell'ingiustizia subita non rende santo nessuno...
I ragazzi non sono santi, e nemmeno i docenti lo sono.
RispondiEliminaIl racconto di Andrea, asciutto e duro, riconosce la "non santità" specialmente quando scrive: "Ero di spalle e sorridevo. Tornai indietro investito da quell'adrenalina negativa, che non ti fa ragionare."
Spesso noi insegnanti parliamo di "sfida educativa" e allora mi chiedo e chiedo: "siamo in grado di gestire una sfida"? oppure intendiamo per sfida l'uso di un potere in base al quale, comunque, abbiamo l'ultima parola?
Andrea sa che entrare in classe interrompendo una lezione non è un atto ortodosso e lo scrive:" Accettai a malincuore, non amo queste cose", "Bussai alla porta e timidamente feci capolino." L'insegnante invece di intervenire ricordandogli una consolidata prassi (non-disturbare-il-conducente), e poteva farlo anche severamente, reagisce mostrando il suo lato peggiore : "Neanche mi guardò, mi fece un gesto con la mano,infastidito. Come se stesse scacciando una mosca." Ma un ragazzo che sta diventando uomo sa di non essere una mosca; e forse si sarebbe anche scusato (ipotizzo io) se la reazione fosse stata educativa e umiliante.