Le mamme si dispongono in circolo. Ci sono proprio tutte. C’è anche qualche papà. È strano, proprio i papà sono quelli più timidi, riservati. Si sa, la scuola è affare delle mogli, i compiti sono quasi sempre affare delle mamme. Al sesso forte l’ingrato compito di dispensare le eventuali punizioni, al sesso debole il delicato compito di sorvegliare. Così i padri e le madri si dividono compiti e ruoli. Alle madri tocca salvaguardare gli equilibri, ai padri romperli, proprio come fa un elefante in un negozio di porcellane. Ma in aula magna non ci sono elefanti maldestri e agenzie di assicurazione. Nessun equilibrio verrà rotto a patto che si crei una rete su cui planare senza farsi troppo male. Parlo di genitori e parlo di insegnanti.Certo, un incontro informale tra genitori e insegnanti è un incontro al buio. Di carne da mettere sul fuoco ce n’è davvero tanta e il grosso rischio è rappresentato dalle eventuali polemiche e rivendicazioni su questo e su quello, sul perché alcuni docenti viaggiano a bordo di una fuoriserie e altri sgambettano ancora sul triciclo. Ma per parlare di scuola si deve uscire dalla scuola e per farlo bisogna confrontarsi con chi quella scuola la riceve o la subisce a casa sua. Sì, perché a pensarci bene è la scuola che entra come un elefante in un negozio di porcellane, invadendo tempi e vicende umane che non le appartengono. E viceversa, purtroppo, inutile negarlo. E allora certe cose bisogna pur dirsele una volta per tutte, senza ipocrisie e senza forzature. Perché è bene che chi raccoglie i cocci a casa o a scuola sappia perché lo sta facendo e come lo deve fare.
E questa è l’occasione giusta per farlo. Niente file per parlare con i docenti, nessuna amarezza da portare a casa, nessuna sentenza a emettere. Solo un gruppo di persone che hanno deciso di condividere un po’ del proprio tempo a favore di una causa comune.
È nato un nuovo gruppo di pari ma questa volta non si tratta di una classe. A guardarsi negli occhi sono degli adulti che condividono un bene prezioso: i ragazzi.
E scopri che non puoi dare nulla per scontato, che si procede per luoghi comuni, che l’apprendimento è visto come un processo lineare e costante che non può che raggiungere massimi livelli. E scopri anche che questo processo lineare è paragonato un po’ al progresso che procede dal basso verso l’alto e che la scuola appare come un distributore automatico di caffè e di bibite. Tu ci metti una monetina e il gioco è fatto, semplice come bere un bicchiere d’acqua. E se il tuo caffè non ti arriva caldo come lo vorresti, non è colpa tua, perché se ci metti la monetina, hai il diritto di pretendere il servizio che ti sei pagato. Giusto, giustissimo. Ma in questa maniera non si va da nessuna parte…
E scopri anche che gli adulti che sono a casa ignorano completamente alcune espressioni come adattamento scolastico, emotività, identità corporea, identità di genere, adattamento sociale e qualità delle relazioni familiari. Espressioni tecniche? Forse, probabile. Troppo facile vincere su questo terreno.
E allora vai da un’altra parte e provi a quantificare il tempo dedicato al dialogo, e non solo a quello scolastico. E scopri che dialogo è solo una parola che riguarda i bisogni primari, che il tempo libero, anche quello che tu ti illudi di far guadagnare ai tuoi ragazzi assegnandogli pochi compiti, è gestito da altri adulti che tengono i corsi di nuoto, i corsi di danza, i corsi di karate e via dicendo… Insomma, scuola e ancora scuola…E scopri ancora che i ragazzi non sono liberi di giocare e di incontrarsi perché fuori ci sono mille pericoli ed è meglio non rischiare… E scopri che i compiti di casa non sono un affare che riguarda solo gli insegnanti e gli alunni… perché se da un compito fatto bene a casa dipende il voto sulla pagella, allora questo è affare anche dei genitori… E da questo ginepraio non se ne esce più… Così il voto si finisce per metterlo ai genitori che poi non si spiegano il perché di un tre al compito in classe… La scuola è un distributore automatico di caffè e bibite… E così siamo ritornati al punto di partenza…
E alla fine scopri pure che i tuoi ragazzi, li conosci meglio tu…
Sarà bene continuare ad incontrarsi. La strada è lunga davvero, ma si può percorrere in buona compagnia.
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